Tribute to MJ, the King of Pop
Un palco vuoto, l’occhio di bue sul microfono al centro, la musica in background che è già partita. Manca solo il cantante. Michael, dove sei? “Ma sono qui, non mi vedi?!”, sembra dirci nella foto proiettata sullo sfondo, ripetendo quasi lo scherzo che faceva nel videoclip di Liberian girl, dal quale quella foto proviene. Questa volta però manca proprio lui, ma solo fisicamente; perché lo spirito, la musica e gli ideali che hanno mosso Michael a diventare una “Leggenda Americana” – come l’onorificenza che gli è stata consegnata dal Congresso degli USA nel corso dell’evento – partendo dalle periferie dell’Indiana sono stati sempre presenti per tutto l’arco della celebrazione.
Un tributo veramente speciale, che mi ha fatto sinceramente piangere più volte: lo so che io sono un tipo che si emoziona facilmente, ma onestamente non pensavo di emozionarmi così tanto. Merito della potenza espressiva della Black Music targata Stevie Wonder, Lionel Richie, Mariah Carey, Usher e tanti altri, alternata al gospel (come il canto d’inizio “We are going to see the king”); ma soprattutto merito delle belle parole delle molte persone intervenute, provenienti dai più svariati ambiti (alcuni purtroppo tagliati per fare spazio alla pubblicità, mi è toccato di fare zapping fra un canale e l’altro): attrici come Queen Latifah e Brooke Shields (che cita “Il piccolo principe”), colleghi come Smokey Robinson, produttori come Berry Gordy, sportivi come Kobe Bryant e Magic Johnson, pensatori come i figli di Martin Luther King, pastori come il Reverendo Al Sharpton (amico di famiglia dei Jackson). Quando una persona viene ricordata così “a tutto tondo” allora vuole dire che quella persona è davvero grande. Molti in quella serata – secondo me a ragione – lo hanno definito “il più grande showman di tutti i tempi”. Anche se le frasi secondo me più significative le ha pronunciate proprio il Reverendo Al Sharpton
“E’ stato Michael a riunire Neri e Bianchi, Asiatici e Latini, a farli stare insieme. [...] Michael ci ha fatto amare l’altro. [...] Non sono venuto qui per dire addio a Michael. Ma per dirgli grazie. Grazie, grazie, grazie.“
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